ISSN: 2038-0925

L’atelier de l’historien-ne: post #60

Riprende la pubblicazione dei post metodologici di Diacronie.
Autore del primo di una serie di post dedicati alla ricerca genealogica è Gianfrancesco Vecchio.

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Un’esperienza di ricerca genealogica 1. Ragioni, percorso e fonti
5 febbraio 2026

di Gianfrancesco Vecchio

Premessa

Nell’immaginario collettivo la ricerca genealogica è questione da nobili decaduti che cercano di aggrapparsi a qualcosa che non c’è più o da recenti arricchiti che tentano di trovare qualche lontana radice familiare per nobilitarsi. Nella più frequente e migliore delle ipotesi è invece parte integrante del tentativo, dei figli e nipoti di emigrati, di mantenere qualche legame con la terra di origine dei loro avi e, spesso, se figli o nipoti di emigrati all’estero, di documentare le proprie lontane origini italiane come titolo per ottenere la cittadinanza italiana, almeno come seconda cittadinanza. Per molti di noi, e probabilmente per la maggior parte di coloro che la praticano oggi pur risiedendo nella propria nazione di origine, è solo una questione di affetti e forse il bisogno di fare i conti con il tempo che passa. Per me, in particolare, la ricerca genealogica è iniziata come una sorta di gioco assieme a mia figlia: la voglia un po’ narcisistica di riscoprire e conservare la propria storia personale e familiare, di riscoprire le proprie radici e di ricostruire e salvaguardare una rete di rapporti famigliari e una piccola traccia dell’effimero passaggio nostro e dei nostri cari su questa terra.
La ricerca è però diventata man mano anche un viaggio appassionante attraverso la storia politica e sociale collettiva, quella dei nostri vecchi libri di scuola ritrovata attraverso centinaia di piccole storie individuali registrate in centinaia di singoli documenti burocratici. Infatti, come dice Carlo Greppi:

La maggior parte degli esseri umani non guida eserciti in battaglia, non cambia il destino del mondo con le sue scelte e le sue idee, non fa la Storia con la S maiuscola. Ma queste vite minute, straordinariamente ordinarie, possono rivelarci verità di cui non troviamo traccia nella storia ufficiale[1].

E forse questa piccola ricerca è diventata anche il desiderio di farne uno strumento “didattico” per i miei nipotini, man mano che cresceranno, per far loro scoprire il gusto di conservare la memoria delle persone, dei fatti e delle cose, e, quindi, di riscoprire e apprezzare un po’ la Storia, attraverso le tante piccole storie delle loro famiglie di origine. È proprio a loro che ne spiegheremo l’importanza, con le parole di Luciano Allegra:

Voi direte: «E allora, adesso che abbiamo fatto la loro conoscenza, che cosa ce ne facciamo? Perché queste persone dovrebbero interessarci? Che cosa hanno fatto di così importante che vale la pena ricordare?». Forse nulla, se non che quelle persone hanno vissuto, fatto del bene e del male, sofferto, gioito come tutti e, soprattutto, come tutti hanno fatto la storia, e non solo la loro storia. C’è una bella poesia di Bertolt Brecht, dal titolo Tebe dalle sette porte, che recita così: Tebe dalle Sette Porte, chi la costruì? Ci sono i nomi dei re, dentro i libri. Son stati i re a strascicarli, quei blocchi di pietra?[2].

Mi piace, quindi, condividere ora (e nei prossimi analoghi post) qualche frammento di questa piccola affascinante esperienza con altri che potranno trovarvi anche qualche spunto per iniziative didattiche o ricerche storiche più generalizzabili, organiche e strutturate.

La mia famiglia

Io sono calabrese, nato a Scalea, in provincia di Cosenza. Ho seguito mio padre (era ferroviere, capostazione) nei suoi trasferimenti da una località all’altra: sempre in Calabria, prima da Scalea a Zambrone e poi da Zambrone a Santa Domenica di Ricadi. I miei genitori erano entrambi originari di Reggio Calabria, precisamente della frazione di Gallico, che in alcuni periodi è stata anche comune autonomo. Anche i miei nonni materni e mia nonna paterna erano di Gallico. Mio nonno paterno però era originario di Maierà[3], in provincia di Cosenza. Anche mia moglie è calabrese, nata a Laureana di Borrello, in provincia di Reggio Calabria. A Laureana erano nati anche i suoi genitori. Il nonno materno era di Gioia Tauro, sempre in provincia di Reggio Calabria, e la nonna materna era di Feroleto della Chiesa, sempre nella stessa provincia. Il nonno paterno era di Laureana e la nonna paterna di Stellitanone, una frazione di Laureana.
Io e mia moglie siamo venuti a Roma per frequentare l’università, all’inizio degli anni Settanta del secolo scorso, vi siamo rimasti per il lavoro e vi risiediamo tuttora. I nostri figli, una femmina e un maschio, sono entrambi nati a Roma. La femmina vive però a Casalecchio di Reno (periferia di Bologna), sposata con un abruzzese, nato in Germania da una famiglia di Quadri (in provincia di Chieti), e hanno, a loro volta, due figli, femmina e maschio, nati entrambi a Bologna. Nostro figlio, invece continua a risiedere a Roma e non ha figli.
Questi dettagli personali potrebbero sembrare di scarso interesse per chi legge, essendo la nostra una famiglia qualunque, ma sono riferiti in quanto aiutano a rendere più comprensibili il contesto e le esemplificazioni successive, anch’esse qui effettuate senza riportare i nomi e i cognomi dei parenti interessati, ma solo con eventuali riferimenti alle località, all’anno, alla linea e al grado di parentela.

Gli strumenti di questa piccola ricerca genealogica

Si parte dai nostri ricordi personali, dai compleanni e dagli anniversari annotati nelle agende, dai racconti di qualche parente più anziano ancora vivente, dalle foto (e relative annotazioni) conservate nei loro album, da lettere, diplomi scolastici, attestati di servizio, documenti catastali e notarili ritrovati nei cassetti, da una visita ai cimiteri delle proprie località di origine e dalle indicazioni presenti sulle lapidi (Immagine 1. FONTE: G. Vecchio, Lapide di un famigliare sepolto nel cimitero di Laureana di Borrello. Riproduzione autorizzata dall’autore). Poi si può verificare e arricchire queste prime notizie chiedendo qualche certificazione o estratto degli atti ai comuni di origine o di residenza. Le certificazioni anagrafiche (e in particolare le copie o estratti di atti) consentono spesso non solo di verificare o scoprire il singolo dato anagrafico cui si riferiscono (nascita, matrimonio, residenza, morte), ma spesso, a seconda delle regole vigenti nel periodo di riferimento e della maggiore o minore accuratezza del comune interessato, di risalire ad altri dati e persone in una lunga catena pressocché ininterrotta. Quasi tutti i documenti, infatti, individuano la persona interessata con l’indicazione della paternità e maternità, talvolta anche con l’indicazione dell’età, della professione e del luogo d’origine anche dei genitori. Inoltre, gli atti di nascita spesso recano a margine le annotazioni sull’evoluzione dello stato civile dell’interessato e, quindi, le annotazioni sul matrimonio, con nome del coniuge e luogo e data di celebrazione, e le annotazioni sul decesso, con data e luogo della morte.
In un Paese a forte tradizione cattolica, come l’Italia, analoghi dati e documenti (dati e certificati di battesimo, dati e certificati su morte e sepoltura cimiteriale, dati e certificati sui matrimoni religiosi o concordatari, con valenza anche civile) possono essere reperiti anche negli archivi parrocchiali o diocesani.
Il passaggio successivo sono gli archivi storici, dove si possono trovare e consultare i documenti meno recenti. Per le registrazioni anteriori al 1800, il riferimento ai registri parrocchiali e agli archivi diocesani è certamente prevalente, se non esclusivo, rispetto ai registri anagrafici comunali conservati negli archivi di stato. Ma negli archivi storici si possono reperire molti altri documenti utili per la ricerca, quali atti degli archivi notarili, collezioni catastali , documenti contrattuali, ecc.
Personalmente ho trovato molto utile il sito internet Portale Antenati[5] del Ministero della Cultura. Il Portale Antenati nasce, in linea con altri portali dedicati alla ricerca genealogica e alla storia familiare, dalla volontà di mettere a disposizione online l’enorme patrimonio documentale di interesse anagrafico e genealogico – in particolare, atti di stato civile, liste di leva e ruoli matricolari – conservato negli archivi di stato italiani. Tale patrimonio risulta indispensabile per condurre ricerche sulla storia familiare e degli individui, ma è anche di grande interesse per la ricerca storica, genealogica, demografica e le scienze sociali. Il portale consente agli utenti, tramite la funzione “cerca nei registri”, di consultare liberamente e gratuitamente le riproduzioni digitali in particolare dei registri di stato civile e di altri documenti di carattere genealogico e anagrafico, conservati presso i singoli archivi di stato italiani, e anche, ove presenti, di consultare le banche dati dei nomi citati nei registri, tramite la funzione “cerca per nome”.
Molto utili, quando disponibili in tale portale, si rivelano anche le raccolte dei processetti matrimoniali, cioè le raccolte dei documenti volti a comprovare la presenza di tutti i requisiti (stato libero, consenso dei genitori in caso di minori, eventuali dispense in caso di matrimonio fra consanguinei, avvenute pubblicazioni, ecc.) necessari per contrarre matrimonio. Alcune volte, per la necessità all’epoca di risalire agli unici avi viventi che potessero esprimere tale consenso (o per escludere detta possibilità e affidare tale incombenza a una sorta di “consiglio di famiglia” costituito dai parenti e affini più prossimi), è possibile trovare all’interno dei processetti, oltre ai certificati di nascita degli sposi, anche l’eventuale certificato di morte dei genitori o dei nonni, risalendo così anche a periodi di molto anteriori a quelli dei registri anagrafici disponibili sul portale. Analoghe raccolte online di atti anagrafici storici si possono trovare anche per alcuni Stati esteri e sono molto utili per ricostruire i movimenti migratori. In alcuni casi, come ad esempio per i dipartimenti della Francia e per gli Stati Uniti, si trovano online anche le schede che elencano i nuclei familiari rilevati in occasione dei periodici censimenti.
Nel nostro caso si è rivelato utilissimo anche il sito internet archivistico della Diocesi di Reggio Calabria – Bova[6], che è uno dei pochi archivi ecclesiastici informatizzati che mette a disposizione online informazioni anagrafiche e copie fotografiche dei relativi atti.
Sia nel caso del Portale Antenati che nel caso del sito della Diocesi in questione si possono fare ricerche puntuali – quando si dispone già di un dato preciso da confermare o documentare – o ricerche più ampie semplicemente sfogliando le singole pagine dei registri degli anni in cui si ritiene possano trovarsi atti pertinenti o, quando presenti, utilizzando gli indici annuali e decennali per una prima e più rapida selezione delle pagine da esaminare e verificare. Vi è però sempre il rischio di essere fuorviati da omonimie, considerato che ciascuna località ha spesso cognomi e nomi ricorrenti.
Altra fonte importante di ricerca deriva dal confronto con altre persone che abbiano effettuato o stiano effettuando analoga ricerca e che, per uno o più rami della loro genealogia, incrocino la vostra. Tale scambio di utili informazioni è molto facilitato dagli strumenti di confronto e dai suggerimenti offerti da molte piattaforme gratuite o a pagamento (almeno per i servizi più articolati), se voi stessi utilizzate una di tali piattaforme per registrare e salvare i dati e documenti che man mano trovate e per rappresentare anche graficamente il vostro albero genealogico. Personalmente ho provato a usare sia Ancestry[7], sia Myheritage[8], ma ne esistono molte altre. Lo stesso Portale Antenati nazionale dichiara, ad esempio, una sua collaborazione con Family Search[9].
Infine, segnalo la marginale ma non esigua utilità, soprattutto per le ricerche relative a fatti e persone più recenti, della rete internet e dei social. Nella prima i vari motori di ricerca possono consentirvi di recuperare notizie contenute in vecchi curricula vitae, in vecchi atti amministrativi resi pubblici, ecc. Nei secondi è facile trovare chi in uno o più post pubblichi foto del proprio matrimonio, di compleanni o di altri eventi relativi ai propri figli e parenti, con relative date e luoghi, o ricordi dei propri genitori o nonni, con l’indicazione di date di nascita o di morte o altri particolari.
Con questi strumenti, utilizzati in modo autodidattico e artigianale, io e mia figlia siamo riusciti a ricostruire a valle i legami di parentela spesso fino ai figli e nipoti dei cugini di primo grado miei e di mia moglie e, a monte, quasi sempre fino ai nonni di 7° grado di mia figlia, con punte fino ai nonni di 8° e 9° grado, alcuni nati dal 1635 in poi.

Linea di separazione
  1. GREPPI, Carlo, Storie che non fanno la Storia, Milano, Laterza, 2024, quarta di copertina. []
  2. ALLEGRA, Luciano, Il catasto onciario on line, Archivio di Stato di Cosenza. Catasto onciario, 26 novembre 2011, URL: < http://www.onciario.beniculturali.it/?p=70#contenuto > [consultato l’8 gennaio 2026]. []
  3. Il legame storico fra la famiglia Vecchio e Maierà è testimoniato anche da VANNI, Francesco Antonio, Memorie appartenenti alla terra di Maierà, Napoli, 150, manoscritto integralmente riportato da PAGANO, Luigi, Selva Calabra, Ms, presso Biblioteca civica di Cosenza, vol. VII, p. 3693 e seguenti. Altra testimonianza risulta dal libro di un fratello di mio zio, CAMPAGNA, Orazio, Storia di Majerà, Cosenza, Brenner, 1985, p. 80. Qui nel parlare dell’Università di Majerà, che a partire dal 1723 era governata da un sindaco, due eletti e alcuni altri amministratori nominati dal sindaco, si afferma che “Gli amministratori venivano eletti fra i membri delle famiglie più note: ricordiamo Benvinuto, Biondo, […], Guaglianone, […], Perrone, Tirelli, Vanni, Vecchio.” []
  4. Il catasto onciario è una fra le più importanti fonti per lo studio della storia economica e sociale dell’Italia meridionale. Con legge del 4 ottobre 1740 re Carlo III di Borbone dispose per il Regno intero la compilazione del catasto onciario, che prende il nome dalla misura utilizzata per la quantificazione d’imposta, l’oncia. Dal 1741 al 1742, la Regia Camera della Sommaria, autorità fiscale, organo amministrativo e consultivo dell’antico regime aragonese operante nel Regno di Napoli, emanò istruzioni per la compilazione dei catasti e il 28 settembre 1742 stabilì i termini di consegna del censimento catastale entro quattro mesi. Cfr. Archivio di Stato di Cosenza. Catasto onciario, URL: < http://www.onciario.beniculturali.it/ > [consultato il 08 gennaio 2026]. []
  5. Portale Antenati. Gli Archivi per la Ricerca Anagrafica, URL: < https://antenati.cultura.gov.it/ > [consultato il 08 gennaio 2026]. []
  6. Consultazione libri parrocchiali, Archivio Storico Diocesano Reggio Calabria – Bova, URL: < https://www.archiviodiocesanoreggiobova.it/consultazione-registri-parrocchiali/ > [consultato l’8 gennaio 2026]. []
  7. ancestry, URL: < https://www.ancestry.it/ > [consultato l’8 gennaio 2026]. []
  8. MyHeritage, URL: < https://www.myheritage.it > [consultato l’8 gennaio 2026]. []
  9. Family Search, URL: < https://www.familysearch.org/ > [consultato l’8 gennaio 2026]. []

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One comment
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  1. Complimenti per la pazienza e per l’accuratezza delle ricerche.Un ottimo punto di partenza per chi, come me, è completamente a digiuno della materia.Un metodo che può essere applicato anche in altri ambiti storici.

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